Le Basi Teoriche che Applico nella Pratica

RELAZIONI OGGETTUALI


La teoria delle relazioni oggettuali riguarda lo studio delle relazioni fra le persone esterne reali, le immagini ed i residui interni delle relazioni con esse e del loro significato per il funzionamento psichico. Ogni bambino che entra in relazione con una figura di accudimento, nel tempo, svilupperà una rappresentazione reale ed una rappresentazione immaginaria del caregiver. La rappresentazione immaginaria contiene immagini, episodi, e momenti relazionali che forniscono significato al tipo di relazione nel mondo interno della persona. Se prendiamo come esempio una persona che in passato è stata rimproverata, ma anche lodata, dal proprio genitore vederemo che essa potrà, a seconda del percorso evolutivo individuale, ricordare più facilmente i rimproveri piuttosto che le lodi. L’evento ha quindi assunto una colorazione affettiva soggettiva che fornisce significato all’esperienza stessa, questa nota affettiva sarà anche la base per l’attribuzione di significato per le esperienza future.. Questo meccanismo è del tutto naturale ed ha molto a che fare con la formazione del Sé e con il soddisfacimento dei bisogni primari evolutivamente determinati (es. il bisogno di sicurezza). La psicologia del Sé di Kohut deriva dalla scuola delle relazioni oggettuali e si focalizza maggiormente sulla formazione del Sé e sull’importanza dell’esperienza empatica nella relazione con l’altro. Il modello di Kernberg riesce ad integrare all’interno della teoria delle relazioni oggettuali la psicologia del Sé; l’immagine del Sé è solo una delle tre componenti che guidano lo sviluppo psicologico degli individui, le altre componenti sono le rappresentazioni interne delle figure di accudimento (si fa sempre riferimento alle funzioni psichiche che il genitore svolge per sostenere lo sviluppo del bambino) e la rappresentazione interna dello stato affettivo che collega l’immagine di Sé con la rappresentazioni delle figure di accudimento. L’affetto fa quindi da collante tra la costruzione dell’individualità e la possibilità di entrare in relazione con il mondo esterno, esso permette la contestualizzazione e dirige l’azione futura.
Kernberg sostiene che gli affetti grezzi del bambino siano inizialmente identificabili solo come piacere e dispiacere, egli sottolinea la difficoltà nel poter individuare affetti più complessi poiché lo sviluppo cognitivo del bambino non gli permette la discriminazione tra essi.  Kernberg riesce a tener conto anche della psicologia dell’IO nella strutturazione del suo modello: con il procedere dello sviluppo si svilupperanno delle difese psichiche per tollerare la frustrazione data dell’assenza del piacere e della presenza del dispiacere. In tal modo andrà a strutturarsi l’IO, cioè quella struttura psichica che ha la funzione di mediare tra la realtà interna e la realtà esterna.

PSICOLOGIA DEL Sè

Quando si parla di Psicologia del Sé si fa riferimento alla teoria dello sviluppo narcisistico di Heinz Kohut. Nei primi lavori Kohut considera il Sé una componente della struttura dell’Io, successivamente il Sé viene considerato una struttura sovraordinata che include pulsioni e difese. La conquista evolutiva più grande per l’individuo è il conseguimento di un Sé coeso, il livello di coesione dipende dalle funzioni parentali sufficientemente buone per mezzo delle quali i genitori lasciano che il bambino li utilizzi come oggetti-Sé (un oggetto-Sé è una persona che svolge per il Sé del bambino particolari funzioni), in tal modo essi forniscono al bambino la possibilità di sperimentarsi in un ambiente che dovrebbe essere empatico. Il processo evolutivo consiste in un alternarsi tra libera espressione delle proprie potenzialità e l’interiorizzazione delle norme del genitore, l’esito finale del Sé coeso si esprime nel felt core self (senso del Sé nucleare), cioè il senso di individualità espresso da Winnicott, la sensazione di una calma verità e chiarezza che la persona sente quando pensa a sé stessa. Se le norme genitoriali sono passate in modo empatico, generando una frustrazione tollerabile, il Sé non risentirà dei limiti derivanti dallo stare in mezzo agli altri, non vi sarà oppressione e costrizione, sarà invece presente il significato profondo della morale, della solidarietà, dell’altruismo, del rispetto e dell’amore verso la propria vita come verso la vita altrui. Le difficoltà nella formazione di un Sè coeso si manifesteranno non solo nel caso in cui le risposte dei genitori (o di altre figure di accudimento) saranno poco empatiche, ma anche se saranno eccessivamente frustranti o gratificanti.

PSICOLOGIA DELL'IO

La psicologia dell’IO di Heinz Hartmann individua nell’IO dei sistemi di “autonomia primari” rispetto il complesso dell’apparato psichico. In quanto istanza mediatrice tra il principio di piacere ed il principio di realtà, l’IO possiede la capacità di percepire, memorizzare ed attivare l’organismo in modo autonomo ed indipendente rispetto le altre istanze psichiche (ES e Super-Io). Tutto ciò significa che una parte sostanziale dell’IO opera al di fuori dei conflitti che si originano quando il principio del piacere ed il principio di realtà devono trovare il miglior compromesso possibile. Tutti i meccanismi di difesa che ogni persona impara ad utilizzare nel corso della vita per fronteggiare le difficoltà hanno proprio la funzione di generare il miglior compromesso possibile, essi sono il risultato di un processo di problem solving dell’Io piuttosto che, come nell’ottica di Freud, il prodotto del conflitto tra le pulsioni e le altre istanze psichiche. L’esito di un processo evolutivo si rispecchia nei vari sistemi di difesa che l’IO apprende: un IO sano utilizza un’ampia gamma di meccanismi di difesa ed è in grado di apprezzare e trarre gratificazione dalle molteplici differenze dell’ambiente in cui si trova. Un IO in difficoltà utilizza in modo coartato pochi meccanismi di difesa, esso rende minime le differenze dei diversi ambienti perché vi è una difficoltà nella capacità di maneggiare le molteplici variabili e quindi i molteplici moti pulsionali che ogni evento comporta. I meccanismi di difesa utilizzati raccontano in diretta il percorso evolutivo ed il funzionamento psichico di ogni persona. In tal senso si potrebbe dire che attraverso l’IO decidiamo di utilizzare sempre la stessa soluzione per lo stesso problema che torna a presentarsi nel corso del tempo. In tal modo però si genera un’area di blocco nel precorso di crescita, l’area individuata porta con sé una quota di sofferenza difficilmente gestibile se non attraverso un massiccio utilizzo di difese. Facendo un paragone semplice si può pensare ad una persona profondamente impaurita dalle mosche che utilizza un cannone per abbatterne una. A costo di un gran dispendio di energia e della devastazione di tutto l’ambiente circostante il risultato probabilmente sarà assicurato. Ugualmente l’utilizzo massiccio di poche difese risulta poco adattivo nell’ampia diversità di situazioni che la vita ci propone, la conseguenza è l’evitamento di tutte le situazioni e di tutte le persone che non sono “gestibili” con il bagaglio difensivo utilizzato. Tutto ciò ha una grande importanza a cui bisogna dare rispetto; il baglio difensivo di ogni persona è il miglior mezzo attraverso il quale da una parte è possibile sopravvivere al mondo, ma dall’altra è anche possibile godere di esso.