IL DISAGIO

PSICOLOGICO


Il disagio psicologico si presenta in diverse forme, non esiste una definizione che sia in grado di rendere con chiarezza cosa sia esattamente il disagio psicologico. Il termine è vago e si riferisce ad uno stato interiore di malessere generalizzato. Alcuni eventi, alcune condizioni di vita, possono attivare delle emozioni spiacevoli,anche nel caso non fosse possibile identificare con esattezza l’emozione sottostante si percepisce l’ansia e l’insoddisfazione.
Si potrebbe dire che il disagio psicologico è una condizione in cui si fa esperienza di sentimenti, pensieri, emozioni che creano sofferenza e che incidono sulla qualità della vita e sul livello di funzionamento. Emerge una visione pessimistica del presente, del futuro e di sé stessi. Ansia, depressione, tristezza, disattenzione sono alcuni aspetti del disagio psicologico.
Ogni persona vive questa condizione in modo unico, essa è quindi un’esperienza fortemente soggettiva e la gravità varia al variare della situazione e di come essa viene percepita da chi ne soffre.
Il disagio psicologico fa la sua comparsa nella vita per poi attenuarsi non appena i momenti difficili passano, ma alcune volte ciò non accade, e ciò può dar inizio ad una condizione esistenziale di infelicità, rabbia, insoddisfazione e solitudine. Il disagio psicologico si fa portavoce di un Sé compromesso che emerge quando ci si trova in condizioni di pericolo o stress, attorno ad esso rischia di organizzarsi la psicopatologia.


Tradizionalmente la psicologia si è focalizzata sugli aspetti di psicopatologia espressi dal disagio interiore, meno spazio è stato dato, soprattutto in ambito teorico, ai meccanismi di guarigione naturalmente determinati. Questi “meccanismi di guarigione” risiedono nella capacità di ogni persona di entrare in contatto con i propri affetti profondi, ed attivare per mezzo di essi il processo di cambiamento.
Il cambiamento curativo sembra avvenire in modo discontinuo, Diana Fosha parla di “trasformazione di stato” per metter in evidenza come la guarigione, il riappropriarsi del proprio Sé, permetta un cambio radicale di prospettiva senza per questo perdere tutti gli aspetti di esperienza fino ad allora acquisiti, Gendlin parla di una “sensazione fisica di cambiamento, riconoscibile ed esperibile”. È la capacità di essere consapevole del mutamento in atto che permette alla persona di non mettere più in dubbio la sua capacità innata di cambiare per la guarigione ed il benessere, di essere felice e vivere pienamente ogni aspetto di sé.
Tale processo mette in luce la possibilità di poter vivere le emozioni, piacevoli e spiacevoli, in modo vitale poiché vissute come proprie, cioè appartenenti al proprio Sé nucleare. Quando si fa esperienze del proprio Sé reale (true self experience) ci si vede, e ci si sente, riconosciuti, capiti e apprezzati, sia dagli altri che da sé stessi. Diventa possibile riconoscersi per mezzo delle emozioni di cui si fa esperienza. Nel momento in cui ci si sente autentici e sinceri il senso soggettivo di verità che ne scaturisce accelera il processo di trasformazione verso la guarigione. Questo contatto con il vero Sé trasforma la sofferenza emotiva in resilienza.