Il DISGUSTO del cibo, di Sè, della RABBIA: l’accoppiamento rabbia-disgusto nei disturbi del comportamento alimentare

Fox J.R.E., Harrison A. (2008)The Relation of Anger to Disgust: The Potential Role of Coupled Emotions within Eating Pathology. Clinical Psychology and Psychotherapy, 15, 86–95.

Fox J.R.E, Smithson E.,Baillie S., Ferreira N., Mayr I., Power M.J.(2013) Emotion Coupling and Regulation in Anorexia Nervosa. Clinical Psychology & Psychotherapy,20 (4), 319-333.

Toronchuk A., Ellis F.R. (2007)Criteria for basic emotions: seeking DISGUST? COGNITION AND EMOTION, 21(8), 1829-1832

Panksepp, J. , Watt D. (2011). What is Basic about Basic Emotions? Lasting Lessons from Affective Neuroscience. Emotion Review, 3(4), 387–396

 

 

I disturbi del comportamento alimentare sono un fenomeno di natura psicologica complessa, l’anoressia e la bulimia nervosa possono presentarsi in un contiuum di gravità da lieve fino ad estrema con conseguente pericolo per la vita.

Chi soffre di un disturbo dell’alimentazione tende a presentare agli altri i propri sintomi come ego-sintonici, cioè come appartenenti alla propria personalità, definendoli talvolta come uno “stile di vita”. In questi casi la consapevolezza della malattia è assente, con il tempo e con l’inizio di un percorso di trattamento i sintomi tendo a diventare ego-distonici, cioè la persona inizia a diventare consapevole della sofferenza che si nasconde dietro i comportamenti e le abitudini del comportamento alimentare. Il supporto della famiglia e dei cari sono fondamentali nel percorso di guarigione, ed in ogni buona prassi psicoterapica e di riabilitazione nutrizionale la famiglia viene coinvolta nel trattamento, una mole considerevole di studi hanno provato l’efficacia del coinvolgimento del sistema famiglia.

L’esordio del disturbo alimentare tende ad associarsi con uno o più eventi di vita stressanti e con lo scatto evolutivo sessuale che inizia con l’adolescenza. In chi soffre di disturbi del comportamento alimentare gli eventi stressanti e lo scatto evolutivo slatentizzano aspetti di sofferenza psicologica che prima erano sotto soglia. Tra questi aspetti vi sono l’ansia, tratti depressivi, la spinta alla perfezione, l’elevato vissuto di vergogna, le difficoltà nell’esprimere le emozioni assieme alla difficoltà nel capire di quale emozione si stia facendo esperienza.

Tra i molti aspetti psicologici di rilevanza nascosti dal sintomo del comportamento alimentare, il disgusto ha un ruolo chiave nella comprensione del disturbo. Disgusto, vergogna, disgusto per sé stessi, sono emozioni secondarie che tendono a presentarsi assieme in chi soffre di un disturbo alimentare e la ricerca indica l’esistenza di un’associazione affettiva tra rabbia e disgusto. La ricerca sulla complessità psicologica dei disturbi alimentari è vastissima e copre aspetti psicoanalitici, cognitivi, comportamentali e familiari. Può essere utile un approccio neuroscientifico al disgusto in modo da calare anche questo vissuto in un utile piano di trattamento psicoterapico.

In uno studio del 2013 emerge che chi soffre di anoressia nervosa (AN) fa esperienza di disgusto ed aumenta la stima delle misure del proprio corpo quando esposto a situazioni che suscitano rabbia. Nel fare esperienza della rabbia altri studi hanno confermato un accoppiamento con il disgusto, come ad indicare che chi soffre di tale condizione riesce a fronteggiare la rabbia per mezzo del disgusto. In altri termini il disgusto può essersi automatizzato diventando una risposta emotiva di secondo ordine che copre il vissuto di rabbia (Fox, Harrison, 2008). Questo accoppiamento emotivo assume rilevanza nel piano di trattamento per chi soffre di AN o bulimia nervosa (BN).

I dati di neuroscienze affettive spingo per l’esistenza di circuiti neurali specifici per affetti innati ma non ci sono evidenze sufficienti per far rientrare il DISGUSTO negli affetti emotivi di base, il DISGUSTO sembra appartenere maggiormente ad un affetto sensoriale piuttosto che emotivo. “Sebbene il disgusto appaia in altre tipologie di emozione di base, suggeriamo che, a differenza delle suddette emozioni di base (RICERCA, GIOCO, CURA, DESIDERIO SESSUALE, RABBIA, PAURA, PANICO/SOFFERENZA n.d.r), il disgusto primario non è stato progettato evolutivamente per strutturare risposte adattative complesse, sebbene il sentimento, proprio come la fame, possa essere forte quanto quello evocato dalle emozioni di processo primario (emozioni di base n.d.r)” (Panksepp, 2011)

È però vero che nelle zone sottocorticali gli assoni di neuroni coinvolti nel sistema d’approccio della RICERCA sono interconnessi con gli assoni dei neuroni coinvolti nel sistema d’avversione (in questo caso di DISGUSTO). Leggendo il DISGUSTO sotto la lente affettiva primaria è possibile diversificare il gusto (distaste) dal senso di contaminazione interna. L’apprendimento affettivo ci indica che il senso di disgusto in chi soffre di AN e BN (ma anche OCD) potrebbe essere più vicino ad un senso di “internal pollution” (inquinamento interno), cioè quel vissuto di DISGUSTO che si attiva in modo innato per evitare l’ingestione di contaminanti esterni. L’accoppiamento neurale rabbia-disgusto potrebbe avere in impatto rilevante anche sulla via somatica dell’affetto: pensare al DISGUSTO come affetto sensoriale può dare indicazioni sulla difesa di tipo somatico/esperienziale della RABBIA.

Che sia rivolto verso il cibo, o che sia rivolto verso il Sé, questo tipo di disgusto ci lascia intravedere qualcosa di più profondo del semplice rifiuto del cibo perché non gradito al gusto o come consistenza, inoltre ci lascia immaginare un vissuto negativo molto annientate del Sè.

Uno studio di risonanza magnetica funzionale del 2012 ha investigato le risposte neurali suscitate da film che rappresentano emozioni di base (paura, disgusto, tristezza, felicità).

L’analisi dei dati porta alla luce tre modelli di connettività validi, per il disgusto il modello individua il sistema somatosensorio e le regioni che “ ricevono input modulatori dalla corteccia visiva e dall’amigdala, la cui attività è supposta legata alla salienza dello stimolo. […] In più, le reciproche interazioni tra l’insula e la corteccia somatosensoria sono particolarmente rilevanti perché suggeriscono che la percezione del corpo e del Sé viene potenziata nell’esperienza del disgusto”. In altri termini la sensazione del disgusto aumenta la percezione del corpo ed aumenta anche la sensazione di unità psicofisica corporea, il senso del Sé. La presenza di input modulatori nella corteccia visiva e nell’amigdala ci indica l’attività dell’attenzione inconscia risultata dall’apprendimento.

L’accoppiamento rabbia-disgusto in chi soffre di disturbi del comportamento alimentare sembra indicare una strada sofferente per percepire il corpo ed il Sé in situazioni affettivamente soverchianti come possono essere le situazioni frustranti o estremamente rabbiose. Sentire il corpo “ disgustoso”, il Sé “disgustoso”, potrebbe essere l’esito di ripetute situazioni relazionali affettivamente cariche dove la rabbia non ha trovato modo di essere espressa in modo costruttivo (non si può/non si deve parlare con toni rabbiosi), ma anche dove la rabbia non è stata sentita ed ascoltata a causa di una solitudine relazionale ed affettiva che ha reso quelle sensazioni rabbiose intollerabili e spaventose.

Sentire il corpo per mezzo del disgusto appare una tragica alternativa non voluta ma che in passato può aver dato senso alle sensazioni di cui stava facendo esperienza. L’automatizzazione della risposta può aver allontanato dalla consapevolezza la presa di contatto con le vere sensazioni di rabbia, lasciando libera l’attenzione alla sola via disgustosa, innescando un circolo vizioso in cui chi sta lottando contro il disgusto si trova a dover fronteggiare tutte le sensazioni affettive sconosciute.

Per interrompere questa sovrapposizione affettiva il piano di trattamento in chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (ma anche in tutte le psicopatologie in cui il disgusto appare strettamente collegato, per esempio il disturbo ossessivo compulsivo nella sua variante della contaminazione) può prendere in considerazione anche l’esperienza del disgusto/contaminazione interna con lo scopo di ridare al Sé la possibilità di essere sentito senza sofferenza, di discriminare le sensazioni affettive dal disgusto, e di integrare quegli aspetti scissi del Sé a causa di eventi traumatici.