Impatto psicologico della quarantena e come ridurlo

The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence. Lancet Rapid Review| Volume 395, ISSUE 10227, P912-920, March 14, 2020

 

Fonte “ Brooks K., Webster R. K., Smith L.E., Woodland L., Wessely S., Greenberg N., Rubin G. J. (2020) “The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence” Lancet; 395; 912-20.

Un gruppo di ricercatori ha svolto una revisione sugli effetti psicologici della quarantena e su come ridurli su un campione di 3166 articoli focalizzandosi in base a criteri di ricerca specifici su 24 di questi articoli.
In prima battuta viene fornita una definizione di quarantena: “La quarantena è la separazione e la limitazione del movimento di persone che sono state potenzialmente esposte al contagio per verificare se si sono ammalate”, mentre per isolamento s’intende la “separazione di persone che sono state diagnosticate con la malattia dalle persone che invece sono sane”.

 

Emergono diversi elementi stressanti che vanno ad influire in modo negativo sulla psiche. I ricercatori sottolineano l’importanza di considerare tali elementi sull’impatto della salute psicologica a lungo termine suggerendo quindi di non prolungare la quarantena più del necessario e fornendo tutte le informazioni e dei protocolli d’intervento chiari da parte di chi rappresenta le istituzioni.

Gli elementi stressanti:

DURATA DELLA QUARANTENA

Più persiste la quarantena maggiore è la probabilità di osservare effetti negativi sulla salute mentale. Gli effetti negativi associati alla durata della quarantena tendo ad essere: 1)sintomi da distrubo post-traumatico, 2) comportamenti di evitamento, 3) rabbia. Un solo studio fornisce indicazioni temporali per quanto riguarda la durata della quarantena, secondo questo studio il cut-off a cui porre attenzione sono 10 giorni. Dal decimo giorno in poi aumenta il rischio per la salute mentale come sopra descritto.

PAURA DELL’INFEZIONE

Le persone in quarantena hanno una maggiore paura di infettarsi ed infettare i propri cari rispetto le persone non sottoposte a quarantena. La paura dell’infezione si rispecchia in preoccupazioni eccessive rispetto sintomi simili a quelli della malattia per cui è posta in essere la quarantena, queste preoccupazioni tendo a persistere diversi mesi dopo la fine della quarantena. In uno studio emerge che le donne in gravidanza e quelle con bambini piccoli tendo a sviluppare maggiormente tali preoccupazioni nel lungo periodo.

FRUSTRAZIONE E NOIA

La perdita delle routine giornaliere, la riduzione dei contatti sociali e fisici tendono ad essere alla base del senso di noia, frustrazione e di isolamento dal resto del mondo.

INADEGUATE FORNITURE

Avere scarsità di cibo, acqua, vestiti o dei beni per il proprio svago, risulta associato con altra frustrazione e nel tempo con ansia e rabbia persistente fino a 4-6 mesi una volta cessata la quarantena. Gli stessi esisti sono collegati alla difficoltà nel reperire le cure mediche, e in 4 studi tali esisti negativi sono associati anche all’aver ricevuto in modo scostante dalle autorità mascherine, termometri, acqua, cibo.

INFORMAZIONI INADEGUATE

Diverse persone che hanno vissuto la quarantena riportano un’insufficiente quantità di informazioni e poca chiarezza sulle linee guida assieme ad un senso di confusione rispetto i propositi della quarantena. In un studio emerge che un predittore forte per lo sviluppo di sintomi da disturbo da stress post-traumatico è l’assenza di linee guida e protocolli precisi.

Gli elementi stressanti a fine quarantena:

FINANZE

La perdita delle finanze a causa della quarantena, senza aver potuto pianificare l’attività lavorativa, risultano alla base di difficoltà psicologiche, rabbia e ansia persistenti fino a diversi mesi dopo la quarantena.

STIGMA

Persone poste in quarantena riportano alti livelli di stigma una volta finita la quarantena, si sentono trattati diversamente dalle persone che non sono state poste in quarantena riscontrando un evitamento ed un isolamento dai contatti sociali.

Gli effetti avversi sulla salute mentali legati alla quarantena sono:

    • sintomi di disturbo da stress post-traumatico
    • confusione
    • rabbia
    • aumento del rischio di suicidio
    • esaurimento
    • irritabilità
    • insonnia
    • senso di distacco dagli altri
    • scarsa concentrazione ed indecisione
    • ansia

Per limitare gli effetti negativi sulla salute mentale i suggerimenti dei ricercatori sono:

  • Rendere la quarantena il più breve possibile su una solida base scientifica di sicurezza
  • Fornire quante più informazioni possibili dando priorità alla natura della malattia ed ai motivi per cui si rende necessaria la quarantena
  • Fornire adeguate forniture per i bisogni essenziali
  • Ridurre la noia e aumentare la comunicazione, è importante attivare la propria rete di conoscenze. Interventi di supporto per le persone in quarantena e la creazione di gruppi di supporto sono d’aiuto poiché permettono alle persone di sviluppare il senso di connessione e di sentirsi validate nei loro vissuti.
  • Fornire particolari attenzioni agli operatori sanitari. La quarantena per questa categoria di persone può far emergere vissuti stigmatizzanti (per esempio essere parte della causa che rende un reparto privo di personale sanitario, andando così a creare un peso ai colleghi), è importante che gli operatori sanitari in quarantena ricevano supporto specificatamente dai loro colleghi.
  • Una quarantena altruistica è da preferire ad una quarantena obbligata. Porre il focus sulla protezione che si fornisce alle fasce di popolazione più deboli per mezzo della quarantena può rendere gli elementi stressanti meno pesanti da sopportare rispetto ad una quarantena obbligata in cui è assente il focus altruistico. Va comunque posta attenzione al fatto che “È inaccettabile chiedere alle persone di auto-mettersi in quarantena a beneficio della salute della comunità, quando mentre lo fanno potrebbero mettere i loro cari a rischio”.

n.d.r

Questa Review mette bene in luce i fattori stressanti durante la quarantena e a fine quarantena. Gli effetti psicologici rientrano in quadri depressivi, e sintomi da stress traumatico.

Rendere la quarantena il più breve possibile su una solida base scientifica limita quello che il DSM-5 pone come criterio A del distrubo da stress-postraumatico, cioè “l’esposizione a morte reale o minaccia di morte, di grave lesione”

Fornire quante più informazioni possibili assieme a protocolli d’intervento chiari favorisce l’utilizzo di meccanismi di difesa maturi quali l’intellettualizzazione, la razionalizzazione, l’anticipazione. Questi sono meccanismi di difesa prevalentamente corticali che massimizzano le possibilità d’integrare le informazioni. Fornendo informazioni e protocolli d’intervento si crea una cornice di riferimento dell’evento traumatico, questo limita il senso d’impotenza ed il vissuto di essere soverchiati dagli eventi.

Fornire beni essenziali permette il soddisfacimento del primo bisogno fisiologico e del secondo bisogno di sicurezza (Maslow,1954), in tal modo si evita l’attivazione di una modalità di sopravvivenza. Tale modalità è tipica di un funzionamento del cervello prevalentamente sottocorticale. L’attivazione prevalentemente sottocorticale impedisce l’utilizzo delle risorse più evolute che permettono la piena espressione della personalità, la regolezione affettiva, l’esercizio consapevole del proprio giudizio, il controllo degli impulsi e l’empatia.

Attivare la propria rete di conoscenze, tenersi impeganti per ridurre la noia, aiuta ed alimenta il senso di connessione. In tal modo si controagisce il senso di distacco, di isolamento, di estraneità verso gli altri, e l’incapacità di provare emozioni positive. Impegnarsi ad attivarsi e comunicare con gli altri limita molto le “Alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati all’evento/i traumatico/i”.