Quando il dolore dell'abbandono fa pensare troppo: un’ipotesi affettiva del disturbo ossessivo compulsivo

Michelle Jackson & Mark Solms (2013) Separation Distress in Obsessive-Compulsive Disorder, Neuropsychoanalysis, 15:2, 117-125, DOI: 10.1080/15294145.2013.10799825

Questo studio del 2013 pone in luce un collegamento tra ossessività, depressione e il dolore affettivo dato dalla separazione. Altri studi hanno già notato un collegamento tra una storia pregressa di ansia da separazione in infanzia in chi attualmente soffre di disturbo ossessivo-compulsivo, ma in questo studio viene dato spazio all’emozione alla base dello sviluppo dell’ansia da separazione.

La separazione da una figura d’attaccamento (la figura primaria che fornisce affetto, cura, rifugio) promuove una risposta affettiva conscia innata in chi la subisce, questa risposta affettiva si snoda in tre fasi in funzione della risposta più o meno tempestiva della figura di accudimento – fase di protesta, fase di disperazione, fase di separazione/distacco- , è come se il dolore affettivo seguisse un crescendo fino al momento di spegnersi per mezzo del distacco emotivo.

La separazione può essere sia fisica, la figura d’accudimento si allontana dal bambino, che affettiva, la figura di accudimento non si dimostra in contatto emotivo con il bambino. Nell’esperimento del “volto immobile” (“still face” paradigm) si vede l’esito del distacco emotivo nel bambino.

L’espressione del PANICO/SOFFERENZA, come per altri affetti, fa parte del corredo innato di risposte affettivo-istintive. Il circuito neurale del PANICO/SOFFERENZA è attivato dal glutammato e dal fattore di rilascio della corticotropina, un neurotrasmettitore ed un ormone coinvolti nella risposta allo stress. Lo stesso circuito neurale viene inibito dagli oppioidi endogeni, dall’ossitocina, dalla prolattina, tutti coinvolti nella neurochimica dell’attaccamento.  

Questa emozione ha la funzione di richiamo alla cura e suscita nella figura d’attaccamento una risposta di potenziamento materno. Sentendo il pianto del bambino la madre tende ad attivarsi per rassicurare il bambino fornendo affetto e cura. Questo tipo di dolore emotivo viene placato anche per mezzo dell’attaccamento di tipo sociale, infatti la risposta di potenziamento materno tende ad attivarsi anche nelle persone che stanno assistendo al pianto di SOFFERENZA. Quando la risposta di cura tende a non presentarsi il bambino continua a sentire lo stress e a fare esperienza della SOFFERENZA. Con il passare del tempo, ripetute assenze possono aver fatto sentire la stessa emozione dolorosa, si crea così un apprendimento affettivo che potrebbe essere riassunto “ho bisogno del legame affettivo ma questo mi fa anche male”. Questo è un esempio di quello che viene chiamato trauma d’attaccamento e può avere molti risvolti nel susseguirsi degli eventi di vita. L’ipotesi affettiva neuropsicoanalitica alla base del disturbo ossessivo compulsivo può aiutare a capire uno degli esisti della gestione di un conflitto interno di natura emotiva.

Da quanto emerge dallo studio la persistenza del dolore da separazione può portare a sviluppare tratti ossessivi e depressivi. L’accelerazione del pensiero assieme all’impulsività presenti nel disturbo ossessivo-compulsivo rispecchierebbero un’attivazione del sistema di stress legato all’energica fase della protesta, cioè la fase di dolore acuto. A seguire ci potrebbe essere una fase di umore depresso che rispecchierebbe la fase della disperazione. Tratti ossessivi potrebbero essere quindi dei campanelli d’allarme per una seconda fase in cui si fa esperienza di un abbassamento del tono dell’umore.

Il dolore da separazione sembra mediare la stretta relazione tra disturbo ossessivo-compulsivo e il tono dell’umore depresso, tale mediazione spinge per l’ipotesi che il tipo d’ansia di cui fa esperienza chi soffre di OCD si un tipo d’ansia molto vicina al panico.