ANSIA

Il DSM-V accorpa l’ansia nella classe dei disturbi “internalizzanti”, tale decisione deriva dalla forte comorbidità tra i disturbi dell’umore (disturbo bipolare, depressione maggiore), disturbo da panico e le fobie.
In tal senso l’ansia viene concettualizzata come uno stato emotivo associato alla possibilità che possa accadere qualcosa di negativo in futuro. Tale stato emotivo è associato ad una risposta soggettiva verbalizzata (si esprime verbalmente la propria preoccupazione), una risposta motoria (si agisce in base alla preoccupazione), ed un’attività somato-viscerale (si attiva una risposta fisiologica automatica). Solitamente, quando l’ansia è intensa, si trova una maggior vicinanza con il panico, la differenza tra la paura e l’ansia è che la paura viene definita tale quando la minaccia alla propria incolumenità è reale (es. un’aggressione mentre camminiamo per strada genere PAURA), mentre l’ansia viene definita quando non esiste una reale minaccia alla propria incolumità (es. mentre camminiamo per strada immaginiamo di poter essere aggrediti, proviamo ansia). Sebbene sia vero che esiste il circuito neurale del PAURA, non si può dire lo stesso per l’ansia. L’ansia può anche essere il risultato dell’iperattività generalizzata originata da nessi associativi iperincludenti del circuito della PAURA con altri circuiti affettivi ed eventi di vita.


Il vissuto ansioso può rispecchiare l’attivazione disregolata sia del sistema nervoso autonomo che del sistema nervoso centrale nelle sue funzioni più cognitive (ma non solo). Da problematiche legate all’apparato cardiocircolatorio, respiratorio, gastro intestinale, si arriva a problematiche di tipo cognitivo tra cui disattenzione ma anche vista doppia ed acufeni.

 Attraverso l’ansia il corpo ci parla mettendo in atto risposte fisiologiche in assenza di un pericolo evidente ma restando in attesa di una catastrofe imminente. Esperimenti sul condizionamento hanno dimostrato che l’ansia è una risposta condizionata ad un ambiente avverso. L’ambiente è sia relazionale che fisico, l’associazione tra esso ed eventi negativi genera ansia, l’evento in sé genera paura. Tale associazione genera una forma di angoscia segnale (con questo termine si vuole sottolineare l’origine intrapsichica dell’ansia) che comprende componenti affettive e cognitive.


Freud (1926) aveva osservato che l’angoscia era conseguente a delle situazioni di pericolo di base: il vissuto d’assenza di sicurezza fornita dalla figura di accudimento, il vissuto del rifiuto inteso come la perdita dell’amore e dell’essere amati molto vicino al vissuto di essere sbagliati e non meritevoli, la paura di perdere l’integrità corporea, la paura di perdere la capacità di regolare i propri stati interni (perdere il controllo dei sentimenti, pensieri ,sensazioni etc..),e la paura di perdere la propria integrità morale a cui si lega il vissuto della vergogna.
A queste situazioni di pericolo di base si associano specifici pattern d’ansia: pattern cognitivi come per esempio la distrazione, la confusione e le difficoltà di pensiero. Pattern somatici come per esempio tensione muscolare diffusa, mani sudate, batticuore, cerchio alla testa, urgenza di mingere o defecare, difficoltà respiratorie o la sensazione di essere disconnessi dal proprio corpo. Pattern relazionali come per esempio la paura di essere rifiutati, o ancora espressioni del senso di colpa, come accusare, incolpare e rifuggire da qualsiasi tipo di accusa

Questi pattern rendono conto dell’esperienza interna della manifestazione dell’ansia, ma mentre i pattern cognitivi e somatici richiamano direttamente una risposta dell’organismo, i pattern relazioni richiamano maggiormente una risposta d’apprendimento sociale in cui gli affetti di base sono strettamente legati all’ambiente ed alle esperienze di vita.
L’ansia sembra rendere conto di ogni manifestazione psicologica disfunzionale non perché essa è l’origine della disfunzione in sé. L’ansia rende conto di una condizione di disequilibrio psico-fisico ma non spiega da sé cosa abbia creato quel particolare disequilibrio.

A volte i segnali d’ansia emergono in primo piano portando difficoltà cognitivo/somatiche che sono innegabilmente evidenti, questi segnali motivano la richiesta d’aiuto in chi ne soffre. Altre volte i segnali d’ansia emergono in secondo piano per mezzo dei meccanismi di difesa intrapsichici che vengono riproposti nell’ambito relazionale portando difficoltà nell’interazione con il prossimo, in tal modo essi sono meno evidenti ma non per creano meno sofferenza.


Regolare l’ansia significa portare alla consapevolezza l’espressione di essa, lavorare sull’espressione fisiologica ma anche relazionale. La strada che la sofferenza ci indica porta direttamente nel mondo interno e nelle emozioni.

A volte i segnali d’ansia emergono in primo piano portando difficoltà cognitivo/somatiche che sono innegabilmente evidenti. Altre volte i segnali d’ansia emergono in secondo piano per mezzo dei meccanismi di difesa intrapsichici che vengono riproposti nell’ambito relazionale portando difficoltà nell’interazione con il prossimo, in tal modo essi sono meno evidenti ma non per questo creano meno sofferenza.